L’Abbazia di Papa Benedetto XVI.
Invito e testimoninza di un romano
La sveglia nell’abbazia benedettina di
Scheyern, una cinquantina di chilometri a Nord di Monaco di Baviera, nella
Germania meridionale, suona alle 5.10 del mattino. È ancora notte quando i
tredici monaci della piccola comunità che vive secondo la Regola di San
Benedetto lasciano le loro celle e si raccolgono in cappella per le lodi. Alle
5.30, con il canto di ringraziamento al Signore della Vita, Creatore del mondo,
inizia la loro giornata. Il silenzio avvolge ogni cosa. Solo la voce del
monaco che intona la preghiera s’ode nella pace mistica di questi luoghi. È
la lode mattutina a Dio, che nell’Abbazia di Scheyern si ripete da quasi
mille anni, da quando fu fondata dalla casa ducale di Wittelsbach, subito dopo
l’anno Mille. È questa l’Abbazia di Papa Benedetto XVI. È qui che Joseph
Ratzinger ha attinto alla spiritualità del santo di cui ha preso il nome,
Benedetto padre dell’Europa, a cui il Papa sempre si è ispirato tanto da
aver accarezzato a lungo da giovane l’idea di diventare monaco egli stesso.
Quasi ogni anno, fin dalla seconda metà degli anni Settanta quando era
vescovo a Monaco, Ratzinger è venuto in ritiro spirituale fra queste mura.
Qualche giorno di silenzio assoluto e preghiera intensa che amava trascorrere
preferibilmente in primavera, nel periodo tra l’Ascensione e Pentecoste.
L’ultima volta vi è venuto due anni fa, per Pentecoste 2003. Si univa alla
comunità dei monaci, nella preghiera e nei pasti. Durante la Messa
comunitaria non concelebrava ma preferiva seguire con molta discrezione,
assorto nella preghiera, senza apparire. Trascorreva il tempo in letture e
lunghe passeggiate nella foresta, soffermandosi in meditazione. Nella pausa
della sera, prima della compieta, amava trattenersi con i monaci,
chiacchierando e scherzando con loro. Nelle sue frequentazioni non mancava mai
la visita alle varie attività del convento: l’orto coltivato dalla comunità
con abbondanza di frutta e di verdura; la stazione meteorologica; i laboratori
per la produzione di miele e prodotti tipici.
«Papa Benedetto ha sempre amato molto la spiritualità benedettina», ricorda
l’addetto alla foresteria Pater Thomas Köhler, uno dei giovani monaci a cui
Joseph Ratzinger nell’ultima visita lasciò in ricordo un suo libro con
dedica. «Era affascinato dalla Regola "Ora et labora"». «Nel 1977
l’arcivescovo di Monaco venne invitato a Scheyern per la celebrazione della
festa dell’Esaltazione della Santa Croce, in settembre», racconta il priore
padre Benedikt Friedrich. «Tenne l’omelia, e si premurò molto per
l’abbazia. Sicuramente grazie al suo interessamento, tre anni dopo Papa
Giovanni Paolo II decise l’elevazione di Scheyern a <+corsivo>Basilica
minor<+tondo>, in occasione del 1500° anniversario della nascita di san
Benedetto e degli 800 anni della presenza della reliquia della Santa Croce di
Gerusalemme presso l’Abbazia. E per la cerimonia nel marzo 1980 fu il
cardinal Ratzinger ad intervenire di persona».
La Baviera è «terra benedettina» per i suoi numerosi monasteri e le
diciassette abbazie della regione che con le loro scuole hanno contribuito a
formare la mentalità e la spiritualità bavarese.
Pierangelo Giovanetti in: "Luoghi dell'infinito" - luglio-agosto 2005